Il Villaggio della Luna

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Ricordi al Chiaro di Luna
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Arcadia,
Menelya 07 Urime 1350,
Era della Fenice


Infine, il ritorno.
Cari questi luoghi, lontani ricordi di un tempo che fu.
Con vesti strappate e altri nomi sono tornata. Con il cuore colmo di rammarico per non essere riuscita nel mio intento.
Questo e' il luogo dove voglio morire.
Il villaggio che m'ha vista felice, e che ora ritrovo cambiato. Nessuna notizia della pestilenza mi ha raggiunta, nessuna notizia. I miei viaggi, volti solo a ricordar me stessa, a rincorrere il sogno di un amore che, all'alba, e' svanito come tutti i sogni del genere umano.
Il ritorno, infine.
Con mani vuote e senza piu' lacrime, consapevole solo di una cosa: la Dea non mi ha abbandonata.

Nuovi volti, nuove storie.

Nia, piccola Barda, cosi' simile a me, una gemella dagli occhi d'ambra e dalla pelle di neve.
Riflesso in uno specchio che rimanda lo stesso viso, per ironia della sorte. Speculari i lineamenti, piccole differenze che ci rendono uniche nella nostra somiglianza.

Conall, taciturno forse quanto me. Schivo e ombroso, diretto quando parla piu' di un pugno nello stomaco.
Si appoggia alla piccola Nia, che e' la sua colonna nonostante il suo essere esile e minuta e lui un gigante. Un fratello ritrovato dopo anni di solitudine. La rabbia dell'abbandono e poi la consapevolezza del non doverlo odiare.

Derrien.
Derrien... Mi schernisce perche' mi crede folle. Meglio cosi'. Meglio per tutti che io sembri folle ai suoi occhi come a quelli di qualsiasi uomo.

Morgram..lui non c'e'. Lui e' sempre presente. Voglio lasciarlo andare, ma lui c'e' sempre.
Vorrei saperlo morto, cosi' il mio cuore smetterebbe di cercarlo.

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Arcadia,
Earenya 08 Urime 1350,
Era della Fenice


Sorridere.
Mi ero dimenticata di come si facesse. Non sorridevo piu' da tempo ormai.
Chiusa nel silenzio, rifiutando ogni contatto umano, rifuggendo l'attenzione di chiunque, le occhiate, le carezze.
Cercando solo lui.
Mi sono consumata nel ricordo di un tempo che e' stato. Ho venduto tutto cio' che possedevo, tutto cio' che di prezioso avevo per sopravvivere. Anche i miei calzari, cosi' mi sono abituata a camminare a piedi nudi, sulll'erba e sulle pietre, sulla sabbia e nel fango.
La mia veste no, quella non l'ho venduta.
L'unico ricordo bello in tanta sofferenza e' proprio legato alla mia veste.
Il volto della Madre, la Dea che tutto conosce. Quanta dolcezza e quanta forza in quegli occhi.
L'unico particolare che non dimentichero' mai, l'incontro con Lei.
Le vesti che mi ha dato le ho tenute, sono vecchie ma il loro candore sono riuscita a preservarlo. Ogni giorno le ho lavate, ogni giorno le ho asciugate al sole. E quando il primo strappo ha liso la delicata stoffa ho pianto.

E' stato allora che ho pensato di essere stata abbandonata da tutti, compresa Lei.
Invece no. Se l'uomo e' capace di abbandonare, una Madre non abbandona mai i propri figli. Mi ha concesso il riscatto dandomi il coraggio di rialzarmi dopo la caduta.
E' per Lei che io sono qui, adesso.
Non per Morgram, non per me stessa anche se questi sono i luoghi che vedranno scorrere la mia vita finche' questa scorrera' nelle mie vene.

Solo per Lei.

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Arcadia,
Elenya 10 Urime 1350,
Era della Fenice


Adesso ho un fratello.
Non legato dal sangue, ma da reciproca fiducia e da similitudini che definire spaventose e' poca cosa.
Conall.
Speculari le nostre anime, silenziosi e schivi entrambi. Poco propensi alla vita mondana.
I boschi sono nostri amici e gli alberi le case in cui troviamo rifugio.
Mai in nessun altro essere umano, uomo o donna che sia, ho trovato tanta affinita'. Larissa, solo lei era il mio specchio. Come lei sono cresciuta, grazie ai suoi insegnamenti. Eppure anche lei er diversa.
Diceva di me che avevo il carattere di mia madre, anche se sembravo essere piu' remissiva.

Conall. Abbiamo chiacchierato, lui ed io. Ai piedi di un albero al limitare dell'accampamento dei Tuatha.
Gli ho raccontato parte della mia vita. Quella che ho vissuto al villaggio della Luna, del mio essere Sommo Oracolo e di come, per amore di Morgram, mi sono lasciata alle spalle tutto.
Mi ha fatto riflettere, dice che probabilmente anche la mia decisione di abbandonare il villaggio per seguirlo era volere della Dea.
Forse, si.
Eppure non posso fare altro che sentirmi in colpa, perche' certamente avrei potuto prevedere la pestilenza se fossi rimasta.
Ma ormai e' inutile piangere sul latte versato. So che paghero' le conseguenze del mio gesto, prima o poi. So che prima o poi dimentichero' del tutto Morgram, e che il suo sara' solo un ricordo lontano.
Ho chiesto a Conall se volesse essere mio fratello. Un modo per dirgli che lo rispetto e che di lui mi fido.

La stessa sera ho incontrato suo fratello Derrien.
Devo essere totalmente impazzita perche' per un attimo ho dimenticato buone maniere e, non meno importante, il fatto che lui fosse un guerriero allenato da mille battaglie.
L'ho sorpreso a disegnare con un bastoncino strani simboletti sul terreno. ricordavano quasi le linee che compongono i tatuaggi sulle mie mani.
Non so perche' ho voluto muovermi piu' silenziosamente del solito.
Non so perche' ho voluto sistemarmi dietro di lui e guardare il suo operato in silenzio, lasciando che solo le mie vesti con il loro frusciare annunciassero la mia presenza.
Non lo so. Forse volevo dimostrare a me stessa di riuscire a sorprendere qualcuno alle spalle, ma l'ho fatto con l'uomo sbagliato. Quando si e' accorto di me, non riconoscendomi mi ha afferrato alla gola e ha stretto, stretto fino a farmi mancare il respiro, fino a farmi credere che m'avrebbe uccisa.
Ma la colpa era solo mia, mia e di nessun altro.
Quando s'e' accorto di cio' che stava facendo e' impallidito e ha cominciato a balbettare qualcosa. Sembrava sinceramente dispiaciuto, ed io nel tentativo di scusarmi non ho fatto che peggiorare le cose. Gli ho detto che era colpa mia, e lui con tono rude e brusco mi ha detto che si, era colpa mia e che la prossima volta potrebbe essere armato e potrebbe uccidermi senza pensarci.
L'ho minacciato che non ci sarebbe stata una seconda volta. gli ho puntato il dito addosso, pungolandolo come fosse un bambino piccolo, l'ho istigato, l'ho trattato davvero male e non mi sembrava neanche vero quello che stavo facendo. Sinceramente, per certi versi sono felice di averlo fatto.
Certo lui e' stato il bersaglio inconsapevole di qualcosa che, per me, era naturale fare parecchio tempo fa. Ricordo come la gente mi rispettava e mi temeva. Ricordo l'aria austera e le mie movenze fiere.
Derrien e' stato una cavia. Per un attimo mi sono sentita nuovamente me stessa. Shaneesja e non Morrigan, non la donna silenziosa che si muove guardinga, che non si fa sfiorare neanche dallo sguardo altrui.
C'e' stato pero' qualcosa che mi ha fatta desistere da quella messinscena.
Mi ha detto che mi avrebbe tagliato le dita, quando gli ho puntato l'indice contro il petto, pungolandolo. Mi ha detto che lo avrebbe fatto e gli ho detto che poteva farlo, che non avevo niente da perdere.
Mi ha ringhiato contro, di rabbia e chisssa' di quale altra emozione.
Ho sentito il cuore palpitare, perdere un battito e iniziare a pompare frenetico. Ho avuto paura, ho avuto paura di quello sguardo e di quella voce.
Non ho mai avuto paura neanche di Morgram, sebbene lui fosse ben piu' pericoloso di Derrien.
Eppure ho provato paura e non so perche'. Mi sono allontanata, mi sono scusata ancora e stavo per allontanarmi quando inspiegabilmente mi ha fermata.

Mi ha detto che non avrebbe mai tagliato le dita. Io mi sono scusata ancora, e poi e' successo qualcosa di strano. Ha aperto la mano, me l'ha rivolta con il palmo aperto. Un modo forse per fare pace, per determinare una tregua.
Le sue mani sono grandissime e me ne sono accorta poggiandoci sopra la mia, ben piu' piccola e fragile.
Ho percepito con chiarezza la ruvidita' della pelle, i calli da allenamento, dall'uso della spada. L'ho stretta e l'ho lasciata scivolare via, quando mi sono ritratta. La sensazione di solletico provocata da quello scivolare, lo strusciare di pelle contro pelle.
Ricordo quando le mie mani cercavano febbrilmente quelle di Morgram, ed ho solo quel ricordo, il tepore non riesco piu' a trovarlo nella memoria.
Ho provato il tepore del contatto con qualcuno, con un uomo che non fosse Morgram.
Mi sento come se l'avessi tradito in un certo senso.
Sono andata nella mia tenda poco dopo. Ho guardato la mano, a lungo. Ho visto la sua iniziale incisa, cicatrice a monito di quello che e' stato e che mai piu' sara'.
Non devo permettere a nessuno di prendere il posto che e' stato di Morgram.
Nessuno mi fara' piu' male.

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Arcadia
Menelya, 14 Urime, 1350
Era della Fenice


Probabilmente il "miracolo" si e' compiuto.
Attendo, questo e' certo, un segno della sua esistenza in vita. O della sua morte. In fin dei conti, il suo abbandono e' abbastanza eloquente di per se. Se lo ha fatto (ed i motivi possono essere svariati e opinabili o meno), certamente non mi ha resa partecipe di questa decisione. Avrei potuto accettare o meno, ribellarmi ma comunque avrei saputo, avrei inghiottito il boccone amaro e sarei rimasta.
Invece no, non ha voluto darmi l'occasione di essere quella che la Dea aveva voluto per me.
Ha mentito? Ha approfittato del mio buon cuore? Chi puo' dirlo realmente.
La cosa che mi lascia un enorme dubbio in testa e' che, nonostante tutto, non ha mai cercato nulla da me, neanche quell'amore fisico che bramavamo entrambi e che per mille motivi non abbiamo mai consumato.
Sono certa che qualcosa di terribile e misterioso ha portato Morgram a sparire del tutto. Sono certa che una spiegazione c'e'. Ma io, che avrei dovuto saperla prima di chiunque altro, non ne sono stata messa al corrente.
Ora che sono passati tre anni quasi, ora che il suo ricordo e' cosi' sbiadito da perdersi nei meandri della mia memoria, sento di poter voltare pagina e andare avanti.

Non amero' mai piu' nessuno con quell'intensita'. Nessuno riuscira' a creare uno spazio cosi' ampio e confortevole nel mio cuore. Nessuno potra' sostituire cio' che ha creato e brutalmente spezzato con i silenzi e con l'assenza.

Ricordo che prima di andare via il suo animo era piu' tormentato che mai. Ricordo quanto tempo restasse confinato nella stanza che avevo preparato per lui. Ricorod come, favorito dall'oscurita', si fermasse di fronte alla biblioteca della mia casa, per guardarmi in silenzio. Credeva che non mi accorgessi di lui. Io l'ho sempre sentito, sempre visto e percepito con gli occhi della mente. Adesso non saprei piu' farlo.
Ricordo il nostro primo incontro e quelli successivi, ma la sua figura no. E' un'ombra, una massa scura come il suo animo.
Se tornasse, non so se l'amerei piu'. Se tornasse forse lo odierei e gli giurerei vendetta.
Oppure lo tratterei con sufficienza, con disprezzo, vergognandomi di aver amato uno come lui, uno che non ha mai pensato che a se stesso e al suo dolore.
Il mio? Il mio dolore e la mia sofferenza, calpestati come se non avessero valore.

Parlo con la rabbia del momento, di tre anni trascorsi a vagare. Non dovrei farlo, non dovrei parlare cosi'. Non dovrei scrivere cosi'.
Meglio dimenticare, meglio seppellire con ricordi nuovi e con nuove gioie il male che ha voluto farmi. Meglio concentrarsi sui nuovi aspetti, su Nia, Conall e Derrien.
loro, adesso, sono la mia famiglia.

Sono stata accettata nel clan dei Tuatha, vivro' con loro all'accampamento. Ne sono felice, amo il loro stile di vita, non riuscirei piu' a vivere in una casa, suppongo.
Ma ho promesso a Derrien che gli avrei fatto vedere la casa dove vivevo. Gli ho promesso anche che gli avrei insegnato a scrivere. Gli ho insegnato a scrivere il suo nome, cosi' come io lo scriverei sentendolo pronunciare.
E' uno strano uomo, Derrien. Alterna momenti in cui sembra un orso a momenti in cui pare essere anche dolce. In realta' sono piu' gli attimi in cui mi sembra di parlare con un uomo delle caverne che altri. Ma ognuno e' fatto a modo suo, io sono silente e strana, lui e' ombroso e orso.

Ombroso...si somigliano un po'.
Derrien e Morgram. Non sono uguali, si somigliano per certi versi.

Se fossero stati uguali, penso sarei fuggita subito. Un altro uomo come Morgram non saprei gestirlo, ne' come compagno, ne' come amico o conoscente.
Fortunatamente non corro il rischio di essere nelle mire di Derrien. Non mi pare tipo che si leghi a qualcuno. E' troppo scontroso per avere una donna accanto.

Ma perche' poi scrivere queste cose? Mah...
Usciro' per andare a prendere una boccata d'aria. Il pomeriggio e' fresco e voglio cercare di trovare Nia e Conall. Voglio parlare un po' con loro.

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Arcadia
Earenya 15 Urime 1350
Era della Fenice


Mai come questa notte ho pregato la Dea di darmi quella tranquillita' che cerco. Mai come questa notte ho implorato il suo perdono e la sua protezione, ancora.
Tre anni. Tre lunghi anni durante i quali nessun uomo aveva mai osato accostarsi a me. Mai nessun contatto, neanche una stretta di mano ed ora cosa accade?
Ho maledetto il giorno in cui il destino ha voluto farmi inciampare in Morgram, ho maledetto con forza ogni carezza ed ogni bacio, per dimenticare in fretta ed ancora, dopo tre anni, non riesco a farmene una ragione.
Eppure, una sola carezza e' riuscita a far tremare la terra sotto ai miei piedi. Una sola carezza e uno sguardo, un sospiro.
Non posso e non devo legarmi a nessuno.

Stamattina al mio risveglio ho trovato davanti alla tenda il mio nome scritto sulla terra e il suo ciondolo di legno inciso davanti a questo. Avrebbe voluto darmelo ieri sera, ora lo so.
Non sono pronta, non sono ancora pronta per questo.
E' passato tanto tempo e' vero, adesso dovrei considerarmi libera, dovrei guardare al futuro, alla mia vita e al mio benessere. Ma non riesco a farlo.
Nonostante cio', avrei voluto sentire ancora quella carezza sui capelli. Avrei voluto che vi affondasse la mano e senza dire nulla lo avrei abbracciato.
Il solo pensiero mi fa rabbrividire, tremo ancora adesso.

Il suo ciondolo l'ho subito messo al collo. Oggi non l'ho visto, e forse e' stato meglio cosi'.
Derrien. Non voglio essere causa di sofferenza, per te.


Edited by ~Morrigan~ - 19/8/2008, 12:49

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Arcadia
Isilya 19, Urime 1350
Era della Fenice

Ho quasi la certezza che mi sta evitando.
Ho creduto di intravederlo, ieri. Ho creduto di scorgere il suo profilo tra le ombre della sera, si sta tenendo in disparte, forse mi studia.
Non oso entrare nella sua tenda, se non trovassi il ciondolo avrei la certezza che si aggira qui intorno, da solo, rischiando di perdersi solo per evitarmi.
Perche', poi, evitarmi? Se ha cominciato tutto lui, se ha voluto darmi il suo di ciondolo? Non capisco...
Conall. Gli sto parlando da giorni, cerco di capire ma lui non puo' dirmi molto, non conosce cosi' bene suo fratello, da anni non si vedevano, troppi perche' possa comprendere i meccanismi della sua mente.
L'avere la quasi certezza d'essere evitata mi lascia una sensazione addosso che non saprei spiegarmi. Mi sento triste. Mi sento sconfortata da questa cosa.
Forse dovrei lasciar perdere, forse dovrei togliere il ciondolo, o forse non dovrei aspettarmi nulla. Ma poi, aspettarmi cosa, se non sono ancora pronta per qualcosa che anche lontanamente somigli ad un affetto esclusivo per un uomo?
Sono confusa, davvero tanto confusa. E se potessi chiedere alla Dea un aiuto, lo farei. Vorrei farlo, ma non so se ascolterebbe questa sua figlia fuggitiva...

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Arcadia,
Aldea 20 Urime 1350,
Era della Fenice

Il mondo di fuori continua a rilasciare su Arcadia i figli della Dea.
Sir Loen, una ragazza di nome Maria, uno scozzese di nome Leonard O'Brian.
Questi tre sono gli ultimi arrivati al Villaggio della Luna.
Sembra che la Madre, dopo gli ultimi avvenimenti al Villaggio, voglia ripopolare la sua terra di nuove genti, sembra che voglia far nascere nuova vita, spargere nuova linfa sulla sua terra martoriata dalla guerra e dalla malattia.
La Dea e il Dio non ci hanno abbandonati mai, non sono muti, non ci hanno voltato le spalle. E questa e' la dimostrazione che loro ci amano ancora e che stanno dando una seconda possibilita' ad Arcadia. Perche' Arcadia non puo' sparire e non deve sparire.
Perche' Arcadia e' l'ultimo angolo di mondo dove noi pagani possiamo professare il culto della terra e della Madre senza paura di venir arsi al rogo.

Ieri sera ho trovato Leonard nel Bosco delle Querce. Tornavo all'accampamento dopo una passeggiata. Volevo "stanare Derrien, nuovamente l'ho intravisto ma non si e' lasciato avvicinare. Prima o poi riusciro' a fermarlo e a farmi spiegare perche' fugge da me.
Leonard, dicevo, era riverso sulla terra, i suoi piedi spuntavano da un cespuglio, sul sentiero. Non appena mi sono avvicinata, illuminandolo con la torcia, si e' svegliato. Era completamente nudo e solo per pura fortuna non l'ho visto del tutto. Arrossisco ancora al solo pensiero. Non avevo nulla da dargli, per coprirsi, cosi, lo ha fatto con delle foglie.
Fortunatamente, di li a poco ho visto arrivare Nia in compagnia di uno dei druidi dell'accampamento. Gli ha dato il suo mantello per coprirsi.
Dopo poco, Conall ha fatto la sua comparsa. Quel ragazzo certamente era gia' nei dintorni, e' arrivato nel momento piu' giusto, certamente per proteggere la sua amata Nia.
Da leonard, durante il tragitto per tornare al campo, abbiamo saputo d'essere uno scozzese, e che prima del suo arrivo qui ad Arcadia stava con dei compagni in un bosco. Pensava d'essere ancora a casa sua.
Dopo, al focolare dell'accampamento, gli ho chiesto se era un fedele della Dea Madre. Ha risposto di si, ma che era un pericolo dirlo, per via dei cristiani che continuano a bruciare nei roghi la gente semplice come noi, che celebra le stagioni e crede nella Madre e nel Padre e non in un unico Dio.

Lo abbiamo rassicurato, gli abbiamo detto che qui in Arcadia avrebbep otuto professare liberamente il suo culto e che nessuno lo avrebbe minacciato di morte. Almeno non per la sua religione, che e' anche la nostra.
Avrei voluto restare, ma la giornata trascorsa era stata piuttosto intensa. Li ho lasciati presto, andando nella mia tenda.
Ma prima di andare via, ho detto a Conall di aver visto suo fratello Derrien. Anzi di averlo intravisto nella boscaglia poco distante l'accampamento. Gli ho detto che penso mi eviti. Mi ha risposto con un "Dagli la caccia" che mi ha strappato un sorriso.
Devo dargli la caccia, fratello mio? Ebbene, lo faro'.
Gli ho detto che lo avrei fatto, e sono andata via.
Ora, un altro giorno e' iniziato. Sono uscita prima che il sole nascesse, ho controllato in giro, i primi fratelli erano gia' al lavoro, cosi' come le prime sorelle.
Ho dato una mano a portare dell'acqua fresca nelle giare, ho chiesto a un giovane alto e robusto se avesse visto in giro Derrien.
Anche lui mi ha detto di averlo intravisto, ma di averlo perso poco dopo.
E' al campo, si sveglia prima di me, va a dormire dopo di me. Mi evita.
Tremo al solo pensiero di entrare nella sua tenda e scoprire la verita'.
Se non vedessi il ciondolo che gli ho fatto, avrei la certezza. Non voglio averla, non del tutto. Non ancora.

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view post Posted on 25/8/2008, 10:46Quote
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Arcadia
Anarya 25 Urime 1250
Era della Fenice

Infine, ogni dubbio e' diventato certezza.
Mi ha evitata, per tanti giorni. Mi ha detto che aveva avuto parecchio da fare, che era stato impegnato. In cosa, pero', non mi ha voluto dire.
Non sono una stupida e lui lo sa. Ma ho fatto in modo di fargli pensare che gli credessi, piu' che altro per non dover discutere e non metterlo ulteriormente in imbarazzo. Ogni frecciata, anche se mi diverte vederlo in difficolta', e' difficile da fare.
Tanti eventi in questi giorni di silenzio. Ho voluto pensare a lungo, prima di darmi alla scrittura di questo diario.
Ho pensato, riflettuto, perche' il peso che ho nel cuore e' raddoppiato, ora che quei dubbi hanno lasciato posto alla consapevolezza.
Ha il mio ciondolo. Probabilmente lo ha messo subito al collo, quando lo ha trovato sul suo giaciglio, ma non e' certo questa la certezza di cui stavo parlando.
E' il sapere d'essere stata evitata per motivi oscuri, che mi preoccupava e che ora mi terrorizza.
Sono costretta nella mia tenda da un incidente accaduto un paio di notti orsono nel bosco delle querce, tornavo all'accampamento dopo una passeggiata. Avevo con me una torcia che illuminava ben poco. L'area attorno a me era rischiarata da una tenue luce dorata, ma il bosco era scuro e brulicava di quei rumori tipici, il frusciare delle foglie mosse dal vento e il richiamo delle civette non mi ha mai messo paura.
Eppure c'era qualcosa che mi disturbava. Il rumore di passi di una creatura silenziosa. Un uomo, seppi poi. Un uomo che conosco, compresi alla fine della disavventura.
Chiesi a voce alta chi vi fosse, e la figura invisibile ai miei occhi rispose con voce cavernosa e innaturale "Nessuno".
Non ho mai avuto paura degli spiriti, eppure quella voce mi ha terrorizzata al punto da lanciarmi in una corsa sfrenata per recuperare il sentiero che avevo abbandonato poco prima.
Cammino scalza da anni, i miei piedi sono allenati e la pelle delle piante ormai e' un po' ispessita. Non provo dolore a camminare.
ma correre...correre mi ha procurato ferite tali da impedirmi di poter camminare adesso.
Caddi, inciampando in una radice esposta e la figura mi raggiunse ma no si paleso' immediatamente.
Conall, mio fratello. Quanto ringraziai la Dea per il suo arrivo. Mi raccolse da terra, mi aiuto' a rimettermi in piedi ma questi facevano male, molto male. Dopo un po' giunse lui. Lo conosco ma non ne ricordo il nome. Una vecchia conoscenza che ebbi al villaggio nei tempi in cui vi giunsi.
Conall seppe che qualcosa mi aveva terrorizzata perche' non appena cerco' di raccogliermi da terra mi spaventai anche di lui. Dopo un po', dall'ombra, comparve anche quell'uomo, che si difese, dicendo di non aver colpa.
Mio fratello si arrabbio' molto, sembrava una fiera pronta a scattare per aggredirlo al collo. La consapevolezza d'essere protetta da lui (da loro) mi rincuora.
Fu dopo qualche attimo che finalmente rividi Lui.
Apparso dal nulla, smarrito nel bosco. Poteva restarci per giorni, se non avesse visto la nostra fiaccola.
Dopo un piccolo diverbio, durante il quale ebbi seriamente paura di vederli attaccare quell'uomo, mi riportarono al campo. Conall mi prese in braccio, non riuscivo a camminare.
Derrien tenne la fiaccola e segui' noi fino alla mia tenda.

Quella notte dormii tranquilla, anche perche' finalmente potei rivederlo. Non lo avrei mai ammesso a me stessa, ora devo farlo: mi e' mancato.
Probabilmente messa alle strette avrei detto che, non avendo nessuno da pungolare, mi sentivo demotivata. Invece era proprio quello il motivo. Mi mancava ed ero come svuotata di una presenza che, tutto sommato, mi faceva piacere. A dispetto del suo brutto carattere, del fatto che ha tentato di strangolarmi e del fatto che non mi sopporta (o sopportava..?).
La giornata seguente, che e' quella che ha sconvolto la mia esistenza e che mi ha costretta a riflettere fino ad oggi, e' stata densa di avvenimenti.
La mattinata e' trascorsa pigra. Ho sgusciato legumi per l'inverno, mi sono fatta portare le scorte da seccare per le calde zuppe invernali, non avevo altro da fare coi piedi fasciati e doloranti.
Derrien comparve d'improvviso. Aveva trascorso l'intera mattina fino a quasi ora di pranzo spaccando legna. Stava tornando alla sua tenda quando l'ho visto. Indossava ancora la runa che gli ho intagliato, era a petto nudo, sudato e stanco. E sicuramente assetato. Non appena si e' avvicinato gli ho offerto la mia scorta d'acqua, approfittai della sua stanchezza (e della mia insofferenza per la mia infermita') per pungolarlo dicendogli che avevo quasi la certezza di non rivederlo. Dovrei smetterla di trattarlo a quel modo. Lo detesta e me ne accorgo, anche se tenta di non darlo a vedere.
Disse d'essere stato molto impegnato. Glielo concessi, ma manifestai realmente la mia paura di non rivederlo. Per tutta risposta mormoro' che erano sciocchezze ma, quando volli sapere il motivo, non rispose.
Giunse in quel momento Loen di Asghaard. Glielo presentai, e la chiacchierata che ne segui' fu breve e diretta verso allenamenti di spada e attivita' bellicose, nulla che mi riguardasse.
Dopo un po', Loen spari' andando verso il focolare per il pranzo, Derrien invece decise gentilmente di aiutarmi a muovermi, accompagnandomi nella mia tenda e restandovi nei pressi.
Il pomeriggio e la notte seguenti hanno segnato gli avvenimenti che in futuro avverranno. Tremo ancora se ci penso e fatico a trattenere l'emozione che s'impossessa di me quando ripercorro i momenti che si sono fissati cosi' perfettamente nella mia memoria.

Vorrei non dilungarmi, ma mi rendo conto che sto scrivendo tanto perche' tanto c'e' da scrivere. E' tutto cominciato con la visita di Derrien, mi ha raggiunta in tenda, mi trovavo li a scribacchiare su una pergamena simboli e invocazioni per il prossimo equinozio. Non avevo la mente sgombra e l'essere consapevole di trovarmi bloccata coi piedi doloranti non facilitava certo la cosa, quindi presi quella visita come un diversivo, qualcosa di bello di cui godere per un'ora o due. Pensavo che se ne andasse presto. E' rimasto con me quasi tutta la notte. E solo ora penso che non ha toccato cibo.
Abbiamo iniziato a chiacchierare, mi ha chiesto come stessi e se avevo bisogno d'aiuto per alzarmi. Volli farlo da sola ma gli chiesi di restare nelle mie immediate vicinanze, cosi' da riacciuffarmi se fosse stato necessario farlo.
Faticavo a reggermi in piedi, le ferite facevano male nonostante fossero taglietti piccoli. Finalmente trovai l'equilibrio senza il suo aiuto, ero felice d'esserci riuscita cosi' potemmo riprendere a parlare. Si offri' o meglio tento' di farlo, di insegnarmi a difendermi. Con un pugnale, mi disse. Un bastone ribattei io, perche' l'idea di uccidere qualcuno per sbaglio mi atterriva e lo fa ancora adesso.
Sono certa d'aver usato le parole sbagliate, sono certa di aver fatto qualcosa che lo ha fatto infuriare. Perche' non aveva motivo di aggredirmi verbalmente in quel modo. Comunque sia, ha pensato bene di ricordarmi che la notte precedente quello "sconosciuto" avrebbe potuto uccidermi.
Ha ragione, aveva e ha ragione.
Mi sono spaventata al punto da perdere l'equilibrio. Ho cercato di indietreggiare ma una fitta al piede mi ha fatta letteralmente accartocciare su me stessa. Sono caduta e lui non ha avuto modo di recuperarmi prima che toccassi terra.
Cio' che avvenne dopo vorrei poterlo cancellare. Ho cercato di ripararmi da lui, quando si e' avvicinato per aiutarmi. Voleva aiutarmi ed io ho creduto volesse farmi del male.
Non sono stata neanche capace di chiedergli perdono per quell'atto. Ma ero sinceramente spaventata e non ero padrona di me.
Deve averlo fatto soffrire molto quel tentativo di difesa.
Mi ha ugualmente aiutata, offrendosi di tirarmi su. Mi ha presa per i fianchi ed io ho allacciato le mie braccia sul suo collo, inquel momento e' entrato Conall.

Forse ha frainteso, forse ha capito tutt'altro sta di fatto che ho sentito quanto fosse strano il suo fare. Mi aveva portato del cibo perche' era quasi ora di cena e non voleva che uscissi dalla mia tenda.
Derrien ed io, in compenso, eravamo a disagio e ce lo si leggeva negli occhi come se vi fosse scritto a lettere di fuoco.
Ho mentito a mio fratello per proteggere Derrien dalla sua reazione certamente negativa e volta alla mia protezione. Dissi che ero caduta mentre mi aiutava a mettermi in piedi, e non avendo motivo di non credermi ha annuito.
La conversazione e' scivolata, nostro malgrado, verso l'incidente avvenuto la notte precedente. Conall si e' detto deciso a dargli una lezione, nel caso fosse tornato nel bosco. Derrien sembrava intenzionato a dargli ragione ma quando ho espresso il mio pensiero, quando ho chiesto loro di non cercarlo, Derrien ha risposto che non erano fatti suoi. Non gli importava, o forse questo ho capito io.
L'aver capito quello, l'essere certa che di tutta quella storia poco gli importava mi ha ferita. Ci penso e sento ancora quel senso di vuota tristezza che ha fatto di me un essere piccolo, piu' piccolo di quanto sia in realta'.
Loro, sebbene siano burberi di carattere e certamente chiusi, se ne sono accorti. Conall mi ha subito rassicurata, mi ha abbracciata e mi ha detto di mangiare qualcosa. Derrien...non so cosa facesse nel momento in cui ho abbassato gli occhi e mi sono chiusa nel mio silenzio. Volevo proteggermi da quel dolore che avanzava e che anche adesso non comprendo.
Mi aveva fatto male, bruciava piu' di quanto avesse fatto la consapevolezza di averlo colto di sorpresa e l'essere stata per sbaglio fonte di preoccupazione e forse non sono riuscita a contenere la delusione e la tristezza. Si sono preoccupati entrambi, hanno svicolato cercando di farmi mangiare.
Ma io fame non ne avevo proprio, lo stomaco mi si era chiuso nello stesso momento in cui il tono di Derrien era diventato rude, quasi cattivo. Ed ero consapevole del fatto che lo fosse a causa mia.
Ad ogni modo, per farli contenti ho mangiato qualcosa, un pezzo di pane sbocconcellato in silenzio, tra lo sguardo preoccupato e l'abbraccio di Conall e Derrien che cercava di guardarmi, accucciato davanti a me.
A coglierci di sorpresa il desiderio di Conall di tornare da Nia, in tenda. Giustamente, s'era fatto tardi e percepiva una sorta di tensione probabilmente che gli ha fatto credere giusto andare via.
Giusto o sbagliato che fosse, comunque ha varcato la soglia della tenda ed e' sparito, lasciandoci soli. Non ho parlato a lungo, finche' non s'e' reso necessario farlo. Non che la conversazione fosse ricca di spunti. Entrambi avevamo una inquietudine dentro che non si e' placata neanche quando abbiamo compreso la sua natura.
Quell'inquietudine era voglia di sfiorarsi, di sentirsi. Forse sarebbe stato qualcosa di piu' che per fortuna non e' accaduto.
Ho sfiorato la sua pelle e affondato le dita nei suoi capelli, ho percepito il suo calore e lui ha fatto altrettanto con me, sfiorandomi appena, forzandosi d'essere gentile, di avere quel tocco delicato che so che non ha. Le sue mani sono grandi e forti, e sebbene siano ruvide e callose, sebbene siano le stesse mani che hanno ucciso e combattuto hanno saputo regalare una dolcezza inaspettata.
Ho percepito il suo respiro sulla mia pelle, quando ha voluto sentire il mio profumo. Ed anche questa volta lo avrei abbracciato, perche' avevo e ho bisogno di sentirmi almeno una volta ancora protetta.
Chiaramente lo sono, Conall mi protegge e l'ho capito, ma Conall e' mio fratello e lo farebbe a prescindere. Cio' di cui ho bisogno e' quel calore e quella sicurezza che da tempo manca nella mia vita.
Sebbene desideri un'esistenza normale, sebbene voglia ed abbia un disperato bisogno di dare amore, non posso permettermi di fare una prova, vedere come va, cosa succede.
Ho nella testa e nel cuore ancora le parole, i sospiri e ogni sensazione lasciatami da Morgram. Ed ora averle mescolate con quelle di Derrien mi confonde ancora di piu'.
Se da una parte penso che sono tre anni ormai che lo cerco senza successo e che dovrei rifarmi una vita, dall'altra ho la paura di fare del male a Derrien perche' se tornasse non so assolutamente come potrei reagire.
L'ho amato, cosi' tanto che mi si e' spezzato il cuore ed ancora e' in frantumi. Sto cercando di raccogliere i pezzi della vita che avevo e di rimetterli insieme, essere tornata al villaggio mi ha dato una base dove appoggiarmi ed ora, lentamente, sto ricomponendo questo rompicapo che e' la mia esistenza. Ma nuovi pezzi si aggiungono giorno dopo giorno, e Derrien e' uno di questi.
Nia, Conall, Loen e tutti i Tuatha stanno componendo cio' che e' la mia vita, ma ci sono pezzi di contorno, pezzi che fanno da sfondo e pezzi senza i quali il disegno potrebbe non essere compreso. Come posso permettere alla mia vita di essere incompleta? E soprattutto come posso permettere di entrare nella vita di qualcuno e poi uscirne bruscamente, lasciando uno spazio vuoto dove prima c'era qualcosa che poteva essere importante?

Nelle carezze e nei silenzi di Derrien ho trovato calore, ho trovato quel brivido perduto che e' tornato a vibrare sulla mia pelle. Sentirsi vivi dopo cosi' tanto tempo mi ha dato la scossa. Nonostante questo non riesco a essere egoista e a pensare solo a me stessa.
La parte piu' difficile verra' quando ci ritroveremo, quando lo rivedro'.
Sara' allora che capiro' cosa sta davvero accadendo e se posso pensare di poter includere anche lui nell'immagine della mia vita. O di far parte della sua, ammesso che cio' che penso e scrivo sia cio' che pensa anche lui. Potrei anche essere totalmente in errore.


Edited by ~Morrigan~ - 25/8/2008, 15:16

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Arcadia,
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Non so quanto tempo sono rimasta accasciata, inerme, sul mio giaciglio. non so quante volte ho ripercorso quei momenti, quelle parole, in cerca della mia colpa. Non so quante volte mi sono scoperta sul punto di piangere, e quante altrettante volte m sono fermata dal farlo per non perdere del tutto la ragione.
Non ho trovato motivi, non ho trovato ragioni per quel suo sbotto d'ira nei miei confronti.
Ed ora mi sento svuotata di ogni forza, come se m'avessero prosciugata di ogni energia e m'avessero lasciata in balia di un mare denso e calmo, che se non mi fa inabissare mi fa credere d'essere li sul punto d'annegare.

Ho paura. Tremo nel ricordo di quelle sue parole dure, tremo se penso a come e' riuscito a ferirmi facendomi sentire in colpa. Le mie scuse non sono bastate, non le vuole. Lo irritano, le detesta.
Detesta i miei occhi, il modo in cui lo guardo. Mi odia, o vorrebbe farlo.
Ed io? Io lo odio?
No, neanche dopo essere stata da lui annientata. Non lo odio e soffro perche' riconosco quello che provo e non puo', non deve.

Ho visto i suoi occhi, rabbiosi, che saettavano sul mio viso. Cattivi quasi.
L'ho visto incombere su di me, come se volesse minacciarmi. L'ho visto spaventarsi di fronte al mio atterrimento, l'ho visto ritrattare con lo sguardo cio' che aveva detto, le parole cattive che mi aveva indirizzato.
Mi ha chiesto scusa per quello che aveva fatto, che non sarebbe piu' successo. Io non gli ho piu' parlato, mi sono chiusa in un mutismo non voluto, quello che lui stesso mi ha richiesto. Ho eseguito, non sapevo bene per cosa, cio' che mi aveva comandato di fare.
Dopo ho compreso: vederlo cosi', rabbioso nei miei riguardi, nervoso, mi annienta.
Si, avrei voluto piangere, avrei voluto urlargli in faccia che non era giusto, che non poteva trattarmi in quel modo. Che se io non ho il diritto di farlo sentire a disagio in mia presenza, lui non ha alcun diritto di annientarmi a quel modo, di ferirmi come se non contassi nulla, come se non avessi cuore.

Ma non ho fatto nulla di tutto questo.

Quando l'ho visto atterrito, ho cercatoancora una volta il contatto con lui. L'ho sfiorato, l'ho accarezzato ancora. Gli ho imposto il silenzio per farlo calmare, sfiorandogli le labbra con le mie dita.
Poi quelle parole: "Ci sono dei momenti in cui sorridi in un certo modo... o muovi le mani in un certo modo... o semplicemente mi guardi... in quei momenti io ho vorrei solo... Toccarti. Non... so che diavolo mi prende. Finisco per odiarti, per questo. O per desiderare di farlo."
Non so se e' durata di piu' la gioia nel sentirgli dire che vuole toccarmi, quando lo guardo e gli parlo, o se e' durato di piu' lo sconforto nel sentirgli dire che finisce per odiarmi o di desiderare di farlo.
Una nuova stilettata alle spalle, anzi no, non alle spalle, perche' mi guardava bene in viso quando me lo ha detto.
Una pugnalata, quindi.
Ed io, invece di respingerlo, di allontanarlo cosa potevo fare se non cercare un suo abbraccio e il suo perdono?
Io, che da perdonare non avevo e non ho un bel niente, volevo essere perdonata.
Io volevo avere la certezza che niente s'era spezzato, che qualcosa da salvare c'era e in quell'abbracci ocercavo quella certezza, oltre al desideri odi averlo vicino.
Mentirei se dicessi di non averlo desiderato altre volte. Mentirei se dicessi che in quell'abbraccio, anche se disperato, non ho trovato conforto e sicurezza.
Mentirei. E non voglio mentire.
Ho desiderato perdermi tra le sue braccia forse anche solo per una volta per capire perche' l'inquietudine si impadroniva di me, quando era nelle vicinanze. Ho desiderato provare ancora quel senso di sicurezza che manca.
Ieri per un breve istante l'ho provato, ma e' subito svanito.

L'aver scoperto quanto potesse essere bello stare tra le sue bracci ami ha atterrita ancora una volta. Cio' che ho provato e' stato quanto di piu' simile avessi provato tra le braccia dell'unico uomo che abbia mai amato in vita mia, quell'uomo che mi ha condannata a un'esistenza da girovaga e che ha permesso tutto questo. Fossi stata diversa, Derrien non avrebbe mai potuto fare cio' che ha fatto.
Ho sentito il mio cuore palpitare ancora, come quando ricevevo le sue carezze, come quando attendevo con trepidazione il momento in cui sarebbe arrivato e mi avrebbe portato via. Quella stessa trepidazione che ho provato quell'unica volta in cui ci siamo accostati, ci siamo quasi congiunti.
Ho tremato e desiderato che non finisse presto, ma e' finito, forse prima di quanto m'aspettassi.
Ha detto che doveva andare via, che doveva uscire dalla mia tenda, che aveva bisogno di farlo.
L'ho lasciato andare, e non ho parlato mai. Ho solo chiamato il suo nome, quando lui ha chiamato il mio. Stretti in quell'abbraccio che mi ha scaldata.
Le sue mani...mi sono sentita talmente piccola..avrei voluto accoccolarmi, e addormentarmi.
Avrei voluto tante cose, per prima quella di non averlo mai fatto arrabbiare, mai fatto soffrire.

Quand oe' uscito mi sono accucciata nuovamente sul mio giaciglio, rannicchiata con la sensazione di quel calore addosso, ancora sulla pelle. Il suo profumo, l'odore pungente della sua pelle...lo sentivo ancora addosso, che mi stringeva. Ho conservato quella sensazione piu' a lungo possibile e ho sperato di addormentarmi cosi'.
Il sonno non e' mai arrivato. Ed ora mi appresto a uscire, a recarmi nel bosco. Il sole non e' ancora sorto, manca poco. Mi incamminero' cosi' da poter giungere nel cuore del bosco delle querce a giorno fatto, cosi' da non rischiare.
Necessito di ritrovare me stessa, di mettermi nuovamente in contatto con la natura e con me.
Necessito di risposte.


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Arcadia,
Earenya 29 Urime 1350,
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"Vieni a prendermi", gli ho detto. Nell'oscurita' della notte, le mie parole accavallate al gorgoglio del fiume che, incessantemente, scorre placido attraversando il bosco di querce.
"Vieni a prendermi...". Con un tono di sfida, l'ho costretto a scuotersi. Era con una donna che non ho visto. Una donna.
Non so dire se e' stato piu' il fastidio di sentire quella voce femminile o la sofferenza che mi ha causato a farmi godere di quella rabbia che ho sentito nella sua voce. Non so dire se volevo provocarla davvero, quella rabbia.
Resta il fatto che l'ho incalzato, ancora e ancora. Sfuggente, nascosta nel buio di quel bosco in cui non sa orientarsi, certa che avrebbe potuto perdersi e che io, comunque, avrei potuto trovarlo e sorprenderlo.
Ha urlato che non gli importava affatto. Di cosa? Del fatto che fossi li in mezzo al bosco da sola? Che lo avessi trovato? Non gliel'ho chiesto perche' al ritorno siamo stati in silenzio, nessuno dei due ha aperto bocca e neanche dopo, all'accampamento, abbiamo detto una parola. Semplicemente siamo andati nelle nostre rispettive tende e siamo andati a dormire. E stanotte ho dormito.
Abbracciando me stessa e cullandomi in una sensazione nuova. Un nuovo contatto, pericoloso.
Un bacio. No, non era un bacio.
Un accostarsi di labbra sulla sua tempia destra, un appoggiarsi lieve, uno sfiorarlo cosi' tenue e dolce.
Ho sentito il calore della sua pelle, in una carezza cosi' intima da lasciare stupita persino me stessa.
Perche' non so i motivi che mi hanno portata a farlo.
So solo che ho desiderato farlo e non mi sono fermata, non ho represso quel desiderio folle di accostarmi a lui.

I miei desideri stanno diventando pericolosi per entrambi. Ed ora l'interrogativo imperante e' uno soltanto: devo fermarmi?

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Isilya 02 Yavannie 1350,
Era della Fenice

Non ero io.
La mira della sua rabbia, non ero io. Era con se stesso che voleva prendersela, era con se stesso che era arrabbiato. Come aveva detto Conall, indirizzava la sua frustrazione su di me perche' non capiva cosa provava.
Era piu' facile forse darmi la colpa di tutto. Era piu' facile, soccombere alla rabbia e indirizzarla verso di me, dandomi la colpa di tutto.
Ora lo so, non ero io.

Ma so anche qualcos'altro. Lui vuole me.
Me lo ha sussurrato, guardandomi negli occhi. Me lo ha ripetuto anche quando io, spaventata e pietrificata da quella confessione, balbettavo frasi sconnesse cercando di dirgli che avrei voluto stringerlo tra le braccia e sentirlo addosso. Niente altro.
Mi sono sentita morire. Come ogni volta che mi sfiora, come ogni volta che mi guarda con quegli occhi che ha e che vorrei rubare e tenere solo per me, perche' guardino solo me.
Mi sono sentita morire quando le sue mani si sono chiuse ancora sulle mie, quando ha voluto carezzarmi le braccia, e trattenere i polsi.
Ho tremato, l'ho sentito tremare e ho ascoltato il suo cuore impazzire, pompare frenetico.
Non credo di aver mai provato niente di simile e mi spaventa. Non e' stato cosi' forte, mai, con Morgram.
L'ho amato e' vero. Con una forza da lasciarmi spiazzata, l'esigenza che avevo di lui era bruciante. Ma Derrien...
Lui ribalta ogni mia convinzione, annulla ogni mio pensiero, e questa notte per la prima volta dopo tre lunghissimi anni non ho pensato a lui. Morgram non si e' affacciato nei miei pensieri neanche per un momento e anche adesso, che sono costretta a parlarne, non lo penso.

Nessuno mi aveva mai detto di volermi, in questo modo. Nessuno mi aveva mai sconvolta al punto di lasciarmi senza parole e senza pensieri. Ho provato un gelo terribile ed un calore propagarsi al centro del petto, ho sentito il cuore fermarsi. Si, si e' fermato ed io sono come morta, ma poi ha ripreso a battere cosi' forte, cosi' forte che credevo sarei stramazzata al suolo. E invece no, non mi sono lasciata sopraffare dalle emozioni anche se ero sul punto di cedere.
L'ho abbracciato. Ho aggirato le sue spalle, ho fatto scorrere le braccia sui suoi fianchi e l'ho stretto, il mio viso contro la sua schiena nuda e le mani sul ventre.
Credo di aver perso la ragione in quel momento perche' cio' che e' accaduto dopo non avrei mai pensato potesse accadere ancora. Non con un altro uomo, certamente.

Mi ha abbracciata anche lui. Si e' voltato e mi ha stretta, ha affondato le dita nei miei capelli, ha respirato il mio profumo come io ho respirato il suo. La sua pelle ha un odore particolare. Sa di sale e di muschio e di selvatico. Un odore che non conoscevo e che mi ha dato alla testa. Lo avevo addosso, quel profumo, e non volevo separarmene.
Non ero e non sono pronta a tutto questo. Nonostante non sia riuscita ad evitarlo come avrei voluto non sono pronta ancora. Una parte di me dice di lasciarmi andare, di non pensare piu' al passato e di viverlo cosi' come e' capitato. Ma l'altra parte di me si ribella, pensa al passato e a come e' stato facile annientarmi e lasciarmi appesa al baratro, lasciandomici appesa fino a che non sono caduta, giu', nelle viscere della terra a urlare e dibattermi e lottare per riaverlo. Morgram.
Vorrei avere adesso la certezza che non tornera'. Vorrei essere certa di questo e magari riuscire a farmene una ragione davvero. Vorrei riuscire a non pensare al male che mi ha fatto, al suo abbandono.
Un altro abbandono non saprei gestirlo, non riuscirei a sopravvivere.

Mi mancava il respiro, questa notte. Avevo fame d'aria e delle sue carezze, ma sentire le sue mani addosso mi mozzava il fiato nel petto, boccheggiavo quasi. Eppure non potevo fare a meno di sentirlo, di abbracciarlo e di lasciarmi abbracciare.
E credo d'aver perso del tutto ogni facolta' di giudizio e ogni possibilita' di fermarmi quando ho sentito le sue labbra poggiarsi, incerte, sulle mie.
Un bacio, a cui ha fatto seguito un secondo bacio e un terzo, un quarto. Le labbra che si sfioravano, che si schiudevano. Non so come ho fatto a restare lucida e non svenire sul posto. Ma mi sentivo strana e gliel'ho detto. Ed e' stato quello che ha rotto la magia del momento, anche se nell'aria aleggiava ancora il bisogno di stringersi e baciarsi.
Mi ha chiesto se volevo che se ne andasse, ed io invece di rispondergli gli ho chiesto se voleva restare. Mi sono accorta tardi della domanda palesemente equivoca.

Sarebbe rimasto, desiderava restare con me ma non e' rimasto. Mi ha salutata, mi ha dato l'ultimo bacio e l'ultima carezza ed e' andato via.
Non ha approfittato del momento, della debolezza di entrambi e della situazione certamente particolare.
Non ha approfittato della mia confusione e di come mi hanno fatta sentire i suoi baci e le sue carezze.
L'ho molto apprezzato, piu' di quanto sono disposta ad ammettere.
Non e' insensibile, ed ora ne ho la prova.

Non ho dormito, stanotte. Ho riposato, con il sapore delle sue labbra sulle mie e il suo odore addosso.
Ho riposato pensando a quanto e' accaduto. Ed ora?
Non voglio fermarmi, non posso fermarmi.
Non possiamo.

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view post Posted on 5/9/2008, 15:04Quote
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Si agita dentro di me qualcosa, nel cuore, nell'animo.
Si agita, ogni volta che lo vedo, che lo sento.
E ogni volta che penso a cio' che accade, quando gli sono vicino, tremo tutta e la mia pelle viene percorsa da brividi che non riesco a controllare.
Non avrei mai,mai pensato di poter scrivere ancora di queste cose. Non avrei mai pensato di tornare a credere di poter provare un simile sentimento per qualcuno.
Eppure c'e'. Non posso dire d'amarlo, non posso dirlo. NOn voglio dirlo perche' e' l'ultimo passo fuori dalla gabbia in cui Morgram mi aveva rinchiusa, egoisticamente.
Non posso farlo perche' gli metterei la mia vita in mano e questo vorrebbe dire abbandonarmi totalmente.
Eppure, ogni volta che sono con lui, che mi accarezza...vorrei perdermi e non trovarmi piu', vorrei abbandonarmi tra le sue braccia e non pensare piu' a niente. E' questo cio' che voglio davvero.

Il mio cuore sa cosa voglio, io voglio lui.
E lui vuole me.

"Se posso avere te, null'altro" mi ha detto. Lo ha detto stringendomi, accarezzandomi il viso e affondando le dita tra i miei capelli. Mi ha chiesto di baciarlo ancora.
Le sue labbra.
Sembrano cosi' dure, cosi' poco inclini alla dolcezza. Ma i suoi baci sono lievi, sono delicati.
E sono stati miei, i primi suoi baci. Solo miei e questo mi ha fatta sentire stranamente potente e felice.
Nessun altra donna prima di me e' riuscita a baciarlo, nessun altra donna e' entrata cosi' di prepotenza nella sua vita.
E io ci sono riuscita, senza volerlo, senza osare null'altro che sperare di potergli stare vicino.

Ed ora spero che questo non finisca, spero che niente possa turbarbi ancora. Spero che il fantasma dell'abbandono non torni a visitarmi, gettandomi ancora nella disperazione.
Ed ora, sento il bisogno delle sue braccia, del calore che sa infondermi e di sentire il suo cuore battere. Sento il bisogno di poggiare il mio capo sul suo petto e di chiudere gli occhi.
Sento il bisogno delle sue dita tra i miei capelli e del suo odore su di me.

Derrien.

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view post Posted on 1/10/2008, 17:53Quote
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Morgram e' tornato.
Morgram e' vivo.
Ed io mi sento morire ogni attimo di piu'. E' qui, con noi al campo. Dicono che sia debole, che abbia bisogno di cure. Non voglio vederlo, non sono pronta.
L'ho trovato nel bosco. Ieri pomeriggio.

Derrien...non so dove sia, ed io ho bisogno di lui adesso.

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view post Posted on 28/4/2009, 08:43Quote
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Il diario precedente e' andato perso, distrutto con Arcadia.

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