| Arcadia Anarya 25 Urime 1250 Era della Fenice
Infine, ogni dubbio e' diventato certezza. Mi ha evitata, per tanti giorni. Mi ha detto che aveva avuto parecchio da fare, che era stato impegnato. In cosa, pero', non mi ha voluto dire. Non sono una stupida e lui lo sa. Ma ho fatto in modo di fargli pensare che gli credessi, piu' che altro per non dover discutere e non metterlo ulteriormente in imbarazzo. Ogni frecciata, anche se mi diverte vederlo in difficolta', e' difficile da fare. Tanti eventi in questi giorni di silenzio. Ho voluto pensare a lungo, prima di darmi alla scrittura di questo diario. Ho pensato, riflettuto, perche' il peso che ho nel cuore e' raddoppiato, ora che quei dubbi hanno lasciato posto alla consapevolezza. Ha il mio ciondolo. Probabilmente lo ha messo subito al collo, quando lo ha trovato sul suo giaciglio, ma non e' certo questa la certezza di cui stavo parlando. E' il sapere d'essere stata evitata per motivi oscuri, che mi preoccupava e che ora mi terrorizza. Sono costretta nella mia tenda da un incidente accaduto un paio di notti orsono nel bosco delle querce, tornavo all'accampamento dopo una passeggiata. Avevo con me una torcia che illuminava ben poco. L'area attorno a me era rischiarata da una tenue luce dorata, ma il bosco era scuro e brulicava di quei rumori tipici, il frusciare delle foglie mosse dal vento e il richiamo delle civette non mi ha mai messo paura. Eppure c'era qualcosa che mi disturbava. Il rumore di passi di una creatura silenziosa. Un uomo, seppi poi. Un uomo che conosco, compresi alla fine della disavventura. Chiesi a voce alta chi vi fosse, e la figura invisibile ai miei occhi rispose con voce cavernosa e innaturale "Nessuno". Non ho mai avuto paura degli spiriti, eppure quella voce mi ha terrorizzata al punto da lanciarmi in una corsa sfrenata per recuperare il sentiero che avevo abbandonato poco prima. Cammino scalza da anni, i miei piedi sono allenati e la pelle delle piante ormai e' un po' ispessita. Non provo dolore a camminare. ma correre...correre mi ha procurato ferite tali da impedirmi di poter camminare adesso. Caddi, inciampando in una radice esposta e la figura mi raggiunse ma no si paleso' immediatamente. Conall, mio fratello. Quanto ringraziai la Dea per il suo arrivo. Mi raccolse da terra, mi aiuto' a rimettermi in piedi ma questi facevano male, molto male. Dopo un po' giunse lui. Lo conosco ma non ne ricordo il nome. Una vecchia conoscenza che ebbi al villaggio nei tempi in cui vi giunsi. Conall seppe che qualcosa mi aveva terrorizzata perche' non appena cerco' di raccogliermi da terra mi spaventai anche di lui. Dopo un po', dall'ombra, comparve anche quell'uomo, che si difese, dicendo di non aver colpa. Mio fratello si arrabbio' molto, sembrava una fiera pronta a scattare per aggredirlo al collo. La consapevolezza d'essere protetta da lui (da loro) mi rincuora. Fu dopo qualche attimo che finalmente rividi Lui. Apparso dal nulla, smarrito nel bosco. Poteva restarci per giorni, se non avesse visto la nostra fiaccola. Dopo un piccolo diverbio, durante il quale ebbi seriamente paura di vederli attaccare quell'uomo, mi riportarono al campo. Conall mi prese in braccio, non riuscivo a camminare. Derrien tenne la fiaccola e segui' noi fino alla mia tenda.
Quella notte dormii tranquilla, anche perche' finalmente potei rivederlo. Non lo avrei mai ammesso a me stessa, ora devo farlo: mi e' mancato. Probabilmente messa alle strette avrei detto che, non avendo nessuno da pungolare, mi sentivo demotivata. Invece era proprio quello il motivo. Mi mancava ed ero come svuotata di una presenza che, tutto sommato, mi faceva piacere. A dispetto del suo brutto carattere, del fatto che ha tentato di strangolarmi e del fatto che non mi sopporta (o sopportava..?). La giornata seguente, che e' quella che ha sconvolto la mia esistenza e che mi ha costretta a riflettere fino ad oggi, e' stata densa di avvenimenti. La mattinata e' trascorsa pigra. Ho sgusciato legumi per l'inverno, mi sono fatta portare le scorte da seccare per le calde zuppe invernali, non avevo altro da fare coi piedi fasciati e doloranti. Derrien comparve d'improvviso. Aveva trascorso l'intera mattina fino a quasi ora di pranzo spaccando legna. Stava tornando alla sua tenda quando l'ho visto. Indossava ancora la runa che gli ho intagliato, era a petto nudo, sudato e stanco. E sicuramente assetato. Non appena si e' avvicinato gli ho offerto la mia scorta d'acqua, approfittai della sua stanchezza (e della mia insofferenza per la mia infermita') per pungolarlo dicendogli che avevo quasi la certezza di non rivederlo. Dovrei smetterla di trattarlo a quel modo. Lo detesta e me ne accorgo, anche se tenta di non darlo a vedere. Disse d'essere stato molto impegnato. Glielo concessi, ma manifestai realmente la mia paura di non rivederlo. Per tutta risposta mormoro' che erano sciocchezze ma, quando volli sapere il motivo, non rispose. Giunse in quel momento Loen di Asghaard. Glielo presentai, e la chiacchierata che ne segui' fu breve e diretta verso allenamenti di spada e attivita' bellicose, nulla che mi riguardasse. Dopo un po', Loen spari' andando verso il focolare per il pranzo, Derrien invece decise gentilmente di aiutarmi a muovermi, accompagnandomi nella mia tenda e restandovi nei pressi. Il pomeriggio e la notte seguenti hanno segnato gli avvenimenti che in futuro avverranno. Tremo ancora se ci penso e fatico a trattenere l'emozione che s'impossessa di me quando ripercorro i momenti che si sono fissati cosi' perfettamente nella mia memoria.
Vorrei non dilungarmi, ma mi rendo conto che sto scrivendo tanto perche' tanto c'e' da scrivere. E' tutto cominciato con la visita di Derrien, mi ha raggiunta in tenda, mi trovavo li a scribacchiare su una pergamena simboli e invocazioni per il prossimo equinozio. Non avevo la mente sgombra e l'essere consapevole di trovarmi bloccata coi piedi doloranti non facilitava certo la cosa, quindi presi quella visita come un diversivo, qualcosa di bello di cui godere per un'ora o due. Pensavo che se ne andasse presto. E' rimasto con me quasi tutta la notte. E solo ora penso che non ha toccato cibo. Abbiamo iniziato a chiacchierare, mi ha chiesto come stessi e se avevo bisogno d'aiuto per alzarmi. Volli farlo da sola ma gli chiesi di restare nelle mie immediate vicinanze, cosi' da riacciuffarmi se fosse stato necessario farlo. Faticavo a reggermi in piedi, le ferite facevano male nonostante fossero taglietti piccoli. Finalmente trovai l'equilibrio senza il suo aiuto, ero felice d'esserci riuscita cosi' potemmo riprendere a parlare. Si offri' o meglio tento' di farlo, di insegnarmi a difendermi. Con un pugnale, mi disse. Un bastone ribattei io, perche' l'idea di uccidere qualcuno per sbaglio mi atterriva e lo fa ancora adesso. Sono certa d'aver usato le parole sbagliate, sono certa di aver fatto qualcosa che lo ha fatto infuriare. Perche' non aveva motivo di aggredirmi verbalmente in quel modo. Comunque sia, ha pensato bene di ricordarmi che la notte precedente quello "sconosciuto" avrebbe potuto uccidermi. Ha ragione, aveva e ha ragione. Mi sono spaventata al punto da perdere l'equilibrio. Ho cercato di indietreggiare ma una fitta al piede mi ha fatta letteralmente accartocciare su me stessa. Sono caduta e lui non ha avuto modo di recuperarmi prima che toccassi terra. Cio' che avvenne dopo vorrei poterlo cancellare. Ho cercato di ripararmi da lui, quando si e' avvicinato per aiutarmi. Voleva aiutarmi ed io ho creduto volesse farmi del male. Non sono stata neanche capace di chiedergli perdono per quell'atto. Ma ero sinceramente spaventata e non ero padrona di me. Deve averlo fatto soffrire molto quel tentativo di difesa. Mi ha ugualmente aiutata, offrendosi di tirarmi su. Mi ha presa per i fianchi ed io ho allacciato le mie braccia sul suo collo, inquel momento e' entrato Conall.
Forse ha frainteso, forse ha capito tutt'altro sta di fatto che ho sentito quanto fosse strano il suo fare. Mi aveva portato del cibo perche' era quasi ora di cena e non voleva che uscissi dalla mia tenda. Derrien ed io, in compenso, eravamo a disagio e ce lo si leggeva negli occhi come se vi fosse scritto a lettere di fuoco. Ho mentito a mio fratello per proteggere Derrien dalla sua reazione certamente negativa e volta alla mia protezione. Dissi che ero caduta mentre mi aiutava a mettermi in piedi, e non avendo motivo di non credermi ha annuito. La conversazione e' scivolata, nostro malgrado, verso l'incidente avvenuto la notte precedente. Conall si e' detto deciso a dargli una lezione, nel caso fosse tornato nel bosco. Derrien sembrava intenzionato a dargli ragione ma quando ho espresso il mio pensiero, quando ho chiesto loro di non cercarlo, Derrien ha risposto che non erano fatti suoi. Non gli importava, o forse questo ho capito io. L'aver capito quello, l'essere certa che di tutta quella storia poco gli importava mi ha ferita. Ci penso e sento ancora quel senso di vuota tristezza che ha fatto di me un essere piccolo, piu' piccolo di quanto sia in realta'. Loro, sebbene siano burberi di carattere e certamente chiusi, se ne sono accorti. Conall mi ha subito rassicurata, mi ha abbracciata e mi ha detto di mangiare qualcosa. Derrien...non so cosa facesse nel momento in cui ho abbassato gli occhi e mi sono chiusa nel mio silenzio. Volevo proteggermi da quel dolore che avanzava e che anche adesso non comprendo. Mi aveva fatto male, bruciava piu' di quanto avesse fatto la consapevolezza di averlo colto di sorpresa e l'essere stata per sbaglio fonte di preoccupazione e forse non sono riuscita a contenere la delusione e la tristezza. Si sono preoccupati entrambi, hanno svicolato cercando di farmi mangiare. Ma io fame non ne avevo proprio, lo stomaco mi si era chiuso nello stesso momento in cui il tono di Derrien era diventato rude, quasi cattivo. Ed ero consapevole del fatto che lo fosse a causa mia. Ad ogni modo, per farli contenti ho mangiato qualcosa, un pezzo di pane sbocconcellato in silenzio, tra lo sguardo preoccupato e l'abbraccio di Conall e Derrien che cercava di guardarmi, accucciato davanti a me. A coglierci di sorpresa il desiderio di Conall di tornare da Nia, in tenda. Giustamente, s'era fatto tardi e percepiva una sorta di tensione probabilmente che gli ha fatto credere giusto andare via. Giusto o sbagliato che fosse, comunque ha varcato la soglia della tenda ed e' sparito, lasciandoci soli. Non ho parlato a lungo, finche' non s'e' reso necessario farlo. Non che la conversazione fosse ricca di spunti. Entrambi avevamo una inquietudine dentro che non si e' placata neanche quando abbiamo compreso la sua natura. Quell'inquietudine era voglia di sfiorarsi, di sentirsi. Forse sarebbe stato qualcosa di piu' che per fortuna non e' accaduto. Ho sfiorato la sua pelle e affondato le dita nei suoi capelli, ho percepito il suo calore e lui ha fatto altrettanto con me, sfiorandomi appena, forzandosi d'essere gentile, di avere quel tocco delicato che so che non ha. Le sue mani sono grandi e forti, e sebbene siano ruvide e callose, sebbene siano le stesse mani che hanno ucciso e combattuto hanno saputo regalare una dolcezza inaspettata. Ho percepito il suo respiro sulla mia pelle, quando ha voluto sentire il mio profumo. Ed anche questa volta lo avrei abbracciato, perche' avevo e ho bisogno di sentirmi almeno una volta ancora protetta. Chiaramente lo sono, Conall mi protegge e l'ho capito, ma Conall e' mio fratello e lo farebbe a prescindere. Cio' di cui ho bisogno e' quel calore e quella sicurezza che da tempo manca nella mia vita. Sebbene desideri un'esistenza normale, sebbene voglia ed abbia un disperato bisogno di dare amore, non posso permettermi di fare una prova, vedere come va, cosa succede. Ho nella testa e nel cuore ancora le parole, i sospiri e ogni sensazione lasciatami da Morgram. Ed ora averle mescolate con quelle di Derrien mi confonde ancora di piu'. Se da una parte penso che sono tre anni ormai che lo cerco senza successo e che dovrei rifarmi una vita, dall'altra ho la paura di fare del male a Derrien perche' se tornasse non so assolutamente come potrei reagire. L'ho amato, cosi' tanto che mi si e' spezzato il cuore ed ancora e' in frantumi. Sto cercando di raccogliere i pezzi della vita che avevo e di rimetterli insieme, essere tornata al villaggio mi ha dato una base dove appoggiarmi ed ora, lentamente, sto ricomponendo questo rompicapo che e' la mia esistenza. Ma nuovi pezzi si aggiungono giorno dopo giorno, e Derrien e' uno di questi. Nia, Conall, Loen e tutti i Tuatha stanno componendo cio' che e' la mia vita, ma ci sono pezzi di contorno, pezzi che fanno da sfondo e pezzi senza i quali il disegno potrebbe non essere compreso. Come posso permettere alla mia vita di essere incompleta? E soprattutto come posso permettere di entrare nella vita di qualcuno e poi uscirne bruscamente, lasciando uno spazio vuoto dove prima c'era qualcosa che poteva essere importante?
Nelle carezze e nei silenzi di Derrien ho trovato calore, ho trovato quel brivido perduto che e' tornato a vibrare sulla mia pelle. Sentirsi vivi dopo cosi' tanto tempo mi ha dato la scossa. Nonostante questo non riesco a essere egoista e a pensare solo a me stessa. La parte piu' difficile verra' quando ci ritroveremo, quando lo rivedro'. Sara' allora che capiro' cosa sta davvero accadendo e se posso pensare di poter includere anche lui nell'immagine della mia vita. O di far parte della sua, ammesso che cio' che penso e scrivo sia cio' che pensa anche lui. Potrei anche essere totalmente in errore. Edited by ~Morrigan~ - 25/8/2008, 15:16 |